Don Beniamino Mattone

Don Beniamino MATTONE, (1881 – 1948), nato a Coazze, avrà un ruolo importante nella collaborazione con la Resistenza negli anni dal 1943 al 1945. Si stabilì a Piossasco nel 1924 con gli anziani genitori che qui presero casa e che lui assistette fino alla loro morte. Vice parroco a Piossasco per nove anni, sei con il parroco don Lanza e tre con il nuovo parroco don Gianolio, svolse un’azione culturale importante nell’educazione all’indipendenza dal pensiero fascista, nel Circolo Giovanile Cattolico della parrocchia di San Francesco.

Don Mattone e il Circolo giovanile cattolico di Piossasco

Come ricorda Alverio Camisasso nell’intervista del 1979, curata da Rosina Borgi e Luciana Gonella, Don Mattone fu particolarmente attivo, non solo nell’attività religiosa e ricreativa, ma anche nell’educazione alla responsabilità civica, facendo lezione alla sera ai giovani che non avevano potuto frequentare o terminare le scuole elementari.
Quando il regime fascista ordinò l’abolizione di tutti i circoli giovanili e ne vietò le riunioni, anche il Circolo Giovanile Cattolico di Piossasco ne subì le conseguenze. Ricorda Alverio Camisasso: “Io come Presidente del Circolo Giovanile ero stato preso dai Carabinieri e portato in Caserma, girando per Orbassano in mezzo a due gendarmi. Hanno sequestrato il Registro dei tesserati e la Bandiera. Guai se riunivo ancora i giovani, proprio come fossi un bandito. Ero un sovversivo, perché Presidente di una cinquantina di giovani che non facevano male ad una mosca. Eravamo il doppio se contavamo anche gli Aspiranti. Ogni domenica dovevo andare in Municipio dal podestà (il maestro Bruno di Cumiana, un po’ anziano, con il pizzo). Noi ci
riunivamo lo stesso, con don Mattone, ma non più in Parrocchia. Quando ci fu l’ingresso del nuovo Parroco, don Carlo Gianolio, nel 1931, siamo andati ad aspettarlo a Garola, in bicicletta, con attaccati cartelli quadrati. Se non era più possibile essere Circolo giovanile, noi facevamo il Quadrato giovanile
“.

Dopo l’intervento del Papa Pio XI, il Regime fascista autorizzò l’ A.C. ( Azione cattolica) che però non avrebbe dovuto organizzare iniziative pubbliche. Sempre Alverio Camisasso disse: “Quando passava il Duce non dovevo presentarmi per le strade. Come la maggior parte di noi non ho voluto iscrivermi al Partito Fascista e fare il pre-militare. Ricordo mio fratello, Candido Oberto e Gigi Gorrea. Non andavamo neppure al Dopolavoro. Tenemmo sempre i rapporti con Don Mattone, anche quando divenne Parroco di Forno di Coazze, il 25/03/1934”.


Sul bollettino parrocchiale del 12 marzo 1934, Don Gianolio scrisse un intenso elogio di don Mattone e precisò che le offerte per un utile regalo potevano essere consegnate ai membri del Consiglio Pastorale, fra cui Alverio Camisasso.

Gli anni dopo l’armistizio


Dopo l’8 settembre ’43, don Mattone, dal pulpito di Forno di Coazze, invitò i parrocchiani ad essere solidali con i partigiani, con i quali collaborò in modo continuo, informandoli sugli spostamenti di tedeschi e fascisti, specie in occasione dei rastrellamenti. Da Piossasco i giovani andavano a trovarlo, portando quel che potevano da mangiare perché i suoi armadi erano sempre vuoti di viveri, per aiutare le famiglie bisognose ed i partigiani.

“Noi cercavamo di difendere le nostre popolazioni e le aggressioni violente e crudeli venivano da parte dei nazifascisti. A favore dei partigiani, i veri patrioti, noi lo eravamo di riflesso, direi come conseguenza” (Dalla relazione inviata da Don Mattone all’Arcivescovo di Torino al termine della guerra).

Durante il grande rastrellamento del maggio 1944 (lo stesso in cui morì eroicamente Mario Davide, il 10 maggio), Don Mattone, tornando dalla Curia di Torino, trovò le case semi-distrutte e ancora fumanti, fu arrestato e incarcerato alle Nuove di Torino per tre settimane e fu rilasciato solo in seguito al deciso intervento del Card. Fossati. Al suo ritorno a Forno, trovò la chiesa con il tetto e le vetrate distrutte, depredata di tutto e la casa parrocchiale data alle fiamme.

Ad un anno dalla morte di Don Mattone, il parroco di Piossasco Don Gianolio, cosi lo ricordava sul Bollettino Parrocchiale : “(…) Continuò con grande sacrificio, risiedendo a Coazze, la cura della sua parrocchia a Forno, ivi recandosi ogni sabato, anche nei rigori dell’inverno. Solo, senza aiuto, con scarso cibo, poveramente vestito. (…). Ma il cuore era lacerato e il sorriso melanconico. Ha resistito fino agli estremi, ma la sua forte fibra dovette cedere. Morì il 21 gennaio 1948. Volle essere sepolto a Forno, ma lasciò in eredità le due casette dei genitori a Coazze e a Piossasco, alla Parrocchia S. Francesco”

Al Colletto del Forno per la Pasqua del 1944 don Mattone benedice la bandiera

Don Beniamino Mattone