Mario Davide

Non si diventa partigiani per caso,
si diventa partigiani perché si sceglie
da che parte stare nella Storia.”

Ada Prospero Marchesini Gobetti
partigiana, fondatrice dei Gruppi di Difesa della Donna

Gli anni della formazione

Mario Davide nasce a Piossasco il 17 giugno 1922 da Mattia e Luigia Garello, originaria della frazione Prese. Una famiglia contadina: mamma, papà (che lavora anche alla cava) e sette figli. Tutti devono lavorare nei campi, anche i bambini.

Nel 1929 Mario inizia la scuola, prima in paese e poi, dalla quinta elementare, a Castelnuovo Don Bosco nel collegio salesiano, che poté frequentare gratuitamente. Oltre a essere qualificate, le Scuole Salesiane permettevano una certa libertà di insegnamento.

Qui Mario riceve una formazione aperta, non succube dell’indottrinamento e della propaganda fascista. A 15 anni trova lavoro in piccole officine meccaniche, imparando nel frattempo a diventare elettricista.

Mario Davide al centro
Brevetto di Mario Davide
Pagina del diario di Mario Davide
Targa a Piossasco
Mario Davide

La chiamata alle armi

Nel 1942 Mario viene chiamato alla leva obbligatoria e arruolato nel Battaglione Val Chisone, 4° Gruppo Alpini “Valle”, a Pinerolo. Il 25 agosto parte con l’esercito per il Montenegro, dove combatte a fianco dei tedeschi contro i partigiani di Tito.

Arruolato a 20 anni, Mario assiste alla crudeltà dell’esercito tedesco guidato dalle SS naziste

Negli ultimi mesi del 1942 avviene la svolta nella guerra mondiale: la sconfitta tedesca a El Alamein e in Algeria, preannuncio dell’invasione della Sicilia del 1943. Il contingente di Mario viene rimpatriato.

Il 25 luglio 1943 cade il fascismo e il Battaglione Val Chisone viene inviato in difesa di Genova, poi ad Arquata Scrivia.

L’armistizio e la fuga

L’8 settembre viene annunciato l’armistizio. Mario inizia a scrivere il suo diario

L’esercito italiano è senza ordini. L’annuncio della firma dell’armistizio non è chiaro e i soldati non sanno come comportarsi nei confronti dei tedeschi, che li disarmano. Ogni cosa è nella confusione generale.

Il rischio di essere catturati dall’esercito tedesco è concreto. Mario parte dalla caserma di Arquata a piedi insieme a undici compagni. Dopo una notte e un giorno di marcia, attraversando le montagne dell’Appennino ligure, il gruppo riesce finalmente a prendere un treno a Chiavari diretto a Torino.

Ad Alessandria, però, vengono catturati dai tedeschi e internati presso un campo di concentramento. Mario, nella notte, riesce a fuggire, ma due compagni sono uccisi nel tentativo di scavalcare il muro di cinta.

Mentre a Piossasco i genitori ospitano nella stalla e nel fienile giovani soldati italiani che non possono attraversare il Paese per tornare a casa, allo stesso modo Mario e un compagno in fuga, dopo chilometri di cammino, trovano ospitalità presso una famiglia contadina.

Poi Mario, da solo, riesce a prendere un treno per Torino e, con grande difficoltà, arriva finalmente a casa la sera del 12 settembre.

“La mia mente era piena di idee confuse di tanti buoni progetti”.

L’impegno nella Resistenza

Mario coordina da subito un gruppo di giovani piossaschesi ed ex soldati. Già il 13 settembre organizza l’irruzione alla polveriera di Sangano.

Nel novembre 1943 il gruppo di Piossasco viene inquadrato nella Banda Sergio (De Vitis), ma rimane di stanza alle Prese, svolgendo compiti di appoggio e copertura, come tagliare i fili del telefono, ma anche azioni di sabotaggio, tra cui l’attentato al ponte ferroviario di Airasca.

Nel marzo 1944 una ventina di quei giovani si trasferiscono alla Verna di Cumiana per poi raggiungere, ad aprile, le formazioni partigiane dell’Alta Val Sangone, a Forno di Coazze.

L’ultimo sacrificio

È qui, a Forno di Coazze, che Mario viene ucciso il 10 maggio: ha 22 anni

Il ponte del Sangonetto, a Coazze, è stato minato dai partigiani nei giorni precedenti e Mario è incaricato di farlo saltare per evitare che i mezzi tedeschi lo attraversino e raggiungano la formazione.

Ma qualcosa va storto: forse a causa dell’umidità il detonatore a distanza non funziona. Mario si butta nel torrente, raggiunge il ponte e accende le mine manualmente, facendolo saltare.

Risalendo la montagna, incontra però un drappello tedesco che scende dal Colle della Roussa in una manovra a tenaglia per sorprendere le squadre partigiane della Val Sangone.

Mario combatte e non si arrende finché viene colpito a morte.